Chiedi chi erano Beatles

Non è esistita, e non esisterà più, un’altra rivalità come quella che ha caratterizzato Bologna alla fine di un secolo che si apprestava ad aprire la strada verso un nuovo millennio. Era il 1998, era la finale scudetto, era lo scontro magnetico degli opposti, Virtus e Fortitudo, che confermava sotto i nostri occhi la veridicità della tettonica a zolle. Da quello scontro nacque Basket City, il palazzetto dello sport, appoggiato su un’acropoli di pianura, divenne cuore, piazza e tempio di tutta la comunità.

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Estate

Di fianco a casa dei miei genitori c’è un parco privato che ha fatto da ring all’infanzia di tanti imolesi. Nonostante la sorveglianza del temuto giardiniere Monduzzi arrivavano ragazzi anche da “fuori”, da oltre il confine del quartiere, ed erano tutti accolti da noi Bambini Possessori della Chiave con orgoglio ed entusiasmo. Quelle richieste di “ospitalità” donavano lustro al nostro regno e permettevano sfide 8 contro 8 in quei 70 metri polverosi con le porte bianche senza rete a tutte le ore del giorno. Significava che da noi si stava bene ed in fondo… c’era posto per tutti.

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Il compleanno del nonno

Oggi è il compleanno del nonno, ne avrebbe compiuti 98 ma non ricordo a che numero si sia fermato. L’ultima immagine che ho di lui, perché i morti io non li guardo, è una porta socchiusa, la badante ai piedi del letto, il nonno che continua a fare il segno della croce anche se fino a quel momento mai l’avevo sentito parlare di Dio o cercare Altrove. Ho guardato per poco, lo confesso, bloccato sulla soglia della sua stanza, incapace del mio solito saluto e scappato giù per le scale piangendo. Per la Sua paura, per quella dannata consapevolezza che tutto ciò che lui avesse amato finora, la vita, stesse per finire. Leggi tutto “Il compleanno del nonno”

The Truman Show

Loro escono con il caldo. Meglio, loro sono il Caldo. Loro sono il giubbino, quello leggero, sono le margherite fuori stagione. Ne ho avuto la certezza ieri, dopo un mese di preoccupazione durante il quale continuavo a chiedermi “dove saranno finiti”. Certo, ci sono crucci più stringenti del volersi accertare che due sconosciuti stiano ancora insieme, al contrario sono già conscio di non poter fare più a meno di loro. È stato bello, quindi, rivederli ieri. Leggi tutto “The Truman Show”

Francesismi

Tra le tappe più importanti lungo la formazione del mio pensiero c’è un episodio liceale che conservo sempre a memento. Durante l’ora di francese uno dei compagni dell’ultima fila, ripreso dal docente per aver tradotto “questa rosa qui” con “stà ròs quà”, replicò alla critica che veniva mossa lui:

“Sì, vabbè, ma se mi si fora la ruota del motorino… cosa me ne faccio del suo francese?”

Dall’altre file scoppiarono risate fragorose, dal mio banco partì un ghigno di superiorità, la professoressa si accese una Diana 100’s, lacrimò un paio di gocce dall’oeil gauche e intimò di aprire il manuale per iniziare la lettura ad alta voce, da pagina uno. Non l’aveva mai fatto prima e il manuale non ce l’aveva nessuno. Così come nessuno rispose (o lesse). Leggi tutto “Francesismi”

Corrispondenze

“Ero anch’io un padre, ma non volevo quel ruolo. Volevo tornare indietro nel tempo, quand’ero piccolo e mio padre girava per casa, forte e rumoroso. Fanculo la paternità. Non ci ero tagliato. Ero nato per fare il figlio”

— Vedi, alcune letture mi turbano

— Guarda, ci sono momenti che pagherei oro per sentirmi turbato, io di turbamento mi drogo. Il turbamento è moto, una grande ricchezza. Ciò che turba di più non è la lettura ma capire sè stessi attraverso le parole di altri, parole che magari avevamo pensato, o intuito, ma che non avevamo mai avuto il coraggio di confessarci. (Cercavo un cuore ma non l’ho trovato – si vede che è da molto che non lo uso) Leggi tutto “Corrispondenze”

Borderline

Di lei dicevano tutti la stessa cosa:

“Le piace giocare”

La notai una sera mentre cercavo un ciottolo su cui sedere senza venire calpestato, la vidi osservare e rimasi con il dubbio se stesse sorridendo a me o semplicemente fissando, con costanza e poco pudore, un coglione sbadato alle mie spalle. L’ipotesi di poter essere, per una volta, nel posto giusto al momento giusto, non mi sfiorò un secondo. Leggi tutto “Borderline”

Cadaques

Non credo facesse freddo. Certo era inverno, ma l’alba appena nata e il cielo terso regalavano tiepide sensazioni. Il camion della nettezza urbana sbuffava, sferragliava, lampeggiava e loro, i netturbini, erano gli attori del mio teatro. Un operaio nascosto da una sciarpa aveva abbandonato l’idea quotidiana di una rapina a una banca e a piccole nuvolette proseguiva verso quella fabbrica che dicevano fosse anche sua. Mia moglie era occupata in quello che a me non riusciva, la mia sigaretta era appena finita. Mi alzai dalla sedia per svuotare il posacenere. La vecchia sedia a dondolo cigolò come le articolazioni delle mie ginocchia assopite. Leggi tutto “Cadaques”

La sedia a dondolo

Ci sono momenti nella vita in cui si finisce a spostare la propria poltrona preferita.
La si piazza davanti alla finestra e può essere indifferentemente notte o giorno.
Dell’arrivo di quel momento nessuno avvisa e nessuno aspetta. Si finisce semplicemente soli.
Sopra una poltrona o una sedia a dondolo.
O una sedia. Leggi tutto “La sedia a dondolo”

Alice

L’inverno di inizio secolo fu il più freddo della sua vita.
Alice aveva le guance arrossate dal freddo e l’alito caldo di tre piani di scale affrontati con una borsa della spesa e una confezione di bottiglie di acqua minerale.
Aveva da poco compiuto diciannove anni e non sapeva ancora se sentirsi donna o bambina.
Alice entrò nella casa vuota e trovò il caldo di un termosifone a scaldare il tepore giallo tiepido del muro dell’ingresso.
Appoggiò la spesa in cucina, nell’angolo, tra il forno e il frigorifero con i post it attaccati.
Alice abbandonò le mani su i tubi di metallo verniciati di bianco appena dietro la porta. Scorreva acqua bollente e il calore attraversò il corpo fino alle punte dei piedi. Non sghiacciò l’incertezza immatura, non calmò l’inquietudine latente di chi ha compiuto una scelta radicale ma rimane sempre con il dubbio dell’opposto.
Alice si sentiva sola. Come la sua cicatrice. Leggi tutto “Alice”