2018_10_18 / del caminetto

Non credo di essere l’unico, ma credo di essere unico. A fare pensieri strani, a scrivere solo al telefono, a bere un po’ troppo una volta iniziato il bere.

Le giornate fuggono veloci e sembra sempre domenica, i sogni ballano leggeri, gli abitanti parlano.

A volte, senza preoccuparmi troppo dell’essere visto, cammino aprendo le braccia, canto, provo a volare sospinto dalla corrente delle metafore. La vita sembra leggera quando sistemo i perché. Quando colloco l’amore.

Fiumi di parole, versi, romanzi, film, luoghi comuni, aforismi, lacrime; per un solo argomento.

Ora, esattamente ora, apertura bracciale distesa, io penso a un caminetto. Ed è tutto più chiaro.

L’amore è legna o carta di giornale.

Ci sono i bacchetti, quelli sottili sottili, che stanno sotto o prima. Come quella volta soltanto. Accendono e suonano splendidi crepitii. Li sento ancora schioccare.

Poi ci sono i legni grossi, cerchi concentrici che si consumano, caldi e forti all’inizio, poi sempre più flebili. Fuochi fatui pieni d’eternità e di scopo minore.

E poi c’è Lei, la carta di giornale. Bella, magnifica, potente. Da materia a cenere in un giro di giostra. Una grande fiammata.

Chi sono stato, chi sono, chi mi è piaciuto essere, chi sarò. Un po’ tutto e un po’ niente. Non credo di essere l’unico, ma credo di essere unico.