270718

Esaurito il periodo russo, con i suoi nomi impronunziabili e i suoi amori totalizzanti, superata l’epoca della grande depressione, ho rivolto il mio sguardo con grande curiosità verso l’orizzonte della letteratura americana. Franzen, Palahniuk, Roth, Meyer, Bukowki, Foster Wallace. Un linguaggio sodo, che fa quasi sempre centro. Ieri ho ripreso in mano Infinite Jest e ho trovato Harold Incandenza ancora lì, nell’ufficio della commissione con le sue smorfie e i suoi silenzi. Una storia che non so ancora come andrà a finire, dopo tanti inizi e altrettanti abbandoni. Leggerla è esercizio fisico, per le 1200 pagine e per il peso del volume. Se però esiste un libro che parla di tennis e di dipendenze non credo di avere altra scelta se non compiere lo sforzo necessario. Potrei evitare di dover scrivere il mio diario a postumo tesoro. Bisogna controllare.

Brunori canta la verità e io di nuovo piango. La realtà è una merda, ma non finisce qua.