040618

Al contrario di qualche giorno passato, in cui mi ero prefissato di arrivare in ufficio un po’ prima ed ero semplicemente riuscito, tra varie peripezie, ad ottenere la marcatura peggiore di sempre, oggi non mi ero prefissato proprio un bel niente e sono arrivato talmente presto che ho concluso una partita a scacchi con la donna delle pulizie prima di timbrare il traguardo. Pure concedendo il bianco.

Ho pensato che questo stia a significare che dentro di noi lo sappiamo già dove dobbiamo andare. Cosa vorremo dire. Cosa vogliamo fare, baciare, lettera o testamento. Ho pensato che questo stia a significare che dovremmo fidarci un po’ più spesso di noi. Senza mentire. Lasciandoci andare.

Di questo volevo scrivere. 

Oppure volevo raccontare per filo e per segno il primo millimetro di spostamento del Kinder Bueno dal vano mollato del distributore automatico, fotografare a parole quel movimento, quello in cui si capisce già che il Kinder Bueno si bloccherà, lì così. Forse fra un altro millimetro, forse più sadico proprio lì a metà. Ma si bloccherà. Stanne certo. Collegare il fatto che succede sempre quando non ho altre monete. Trovarci una relazione.

Ma non trovavo la relazione.

D’altro canto volevo fare l’ennesima lode alla mia radio preferita perché, ne sono certo, per chi non fa mai colazione Lattemiele è il massimo.

Non era vero.

Così, nell’assoluto panico di non saper cosa scrivere, ho chiuso Facebook. 3142 amici eliminati uno ad uno.

Sul comodino le “Notti Bianche”, steso sul letto “Pastorale Americana”, nel Kindle “Supernova”. Nei miei “Appunti per un Uomo Migliore” il proposito di bere l’acqua dalle bottiglie di vetro e l’acquisto di un piccolo asciugamano da portare a lavorare. 

Lei cucina, Gionni mangia, Borghese giudica, Silvestri canta. Io ho voglia di dormire.

 

Ti è mai venuto in mente che a forza di gridare

La rabbia della gente non fa che aumentare

La forza certamente deriva dall’unione

Ma il rischio è che la forza soverchi la ragione

 

Immagina uno slogan detto da una voce sola

è debole, ridicolo, è un uccello che non vola

Ma lascia che si uniscano le voci di una folla

E allora avrai l’effetto di un aereo che decolla

 

La gente che grida parole violente

Non vede, non sente, non pensa per niente

 

Non mi devi giudicare male

Anch’io ho tanta voglia di gridare

Ma è del tuo coro che ho paura

Perché lo slogan è fascista di natura