Il compleanno del nonno

Oggi è il compleanno del nonno, ne avrebbe compiuti 98 ma non ricordo a che numero si sia fermato. L’ultima immagine che ho di lui, perché i morti io non li guardo, è una porta socchiusa, la badante ai piedi del letto, il nonno che continua a fare il segno della croce anche se fino a quel momento mai l’avevo sentito parlare di Dio o cercare Altrove. Ho guardato per poco, lo confesso, bloccato sulla soglia della sua stanza, incapace del mio solito saluto e scappato giù per le scale piangendo. Per la Sua paura, per quella dannata consapevolezza che tutto ciò che lui avesse amato finora, la vita, stesse per finire.

Due giorni dopo, in una sera d’estate, parlavo per la prima volta accerchiato da un gruppo di amici di un libro importante, un libro che per me rappresentava tutto ciò che mi apprestavo a lasciare alle spalle. Ci penso solo ora, brainstormando ricordi, e mi accorgo che per lui non c’è neanche una riga. C’è il mio cane, mio fratello, mia madre e mio padre, il nonno paterno ma non lui, che è il familiare con cui ho passato la maggior parte del tempo. E non capisco perché. Perché quella stessa notte, colmo di gin tonic, io mi sia coricato alle 2 e svegliato di soprassalto alle 6, perché sia uscito di casa correndo, perché io sia giunto trafelato solo nel momento in cui il furgone grigio lo portava via. C’erano mio zia e mio zio, già arrivati da Pesaro, c’erano mia madre e mio padre.

“E tu cosa ci fai qui?”

“E tu cosa aspettavi per dirmelo?”

“Era freddo”.

Lei ha detto solo questo, senza chiedermi come fosse riuscito, il nonno, a salutarmi lo stesso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *