Corrispondenze

“Ero anch’io un padre, ma non volevo quel ruolo. Volevo tornare indietro nel tempo, quand’ero piccolo e mio padre girava per casa, forte e rumoroso. Fanculo la paternità. Non ci ero tagliato. Ero nato per fare il figlio”

— Vedi, alcune letture mi turbano

— Guarda, ci sono momenti che pagherei oro per sentirmi turbato, io di turbamento mi drogo. Il turbamento è moto, una grande ricchezza. Ciò che turba di più non è la lettura ma capire sè stessi attraverso le parole di altri, parole che magari avevamo pensato, o intuito, ma che non avevamo mai avuto il coraggio di confessarci. (Cercavo un cuore ma non l’ho trovato – si vede che è da molto che non lo uso)

— Mi piacerebbe solo tornare indietro e sentirmi ancora coccolata, solo per un po’. Mi sento schiacciata e a volte penso che questa vita sia una cosa troppo grande per me. Ma penso che dovrò farci l’abitudine. Mi è salita l’angoscia. Tu che non vuoi essere né figlio e né padre come la metti?

— Trattieni l’angoscia. La vita è una cosa grande ma questa vita, la tua o la mia, sono una cosa piccolissima, uno sputo. Siamo i servi della vita, nati per fottere e sparire. E se tutto ti sembra troppo, ricorda che dentro di te è già stato scritto… quello che devi fare. Fidati di te. E non definirmi. Né figlio né padre… cazzo è perfetto!

— Non mi dici mai come tornare indietro

— È stato dimostrato. Non si può tornare indietro. Il tempo lo puoi dilatare, rallentare, distorcere ma viaggia comunque in un’unica direzione

— Come sei cinico. Hai smarrito ogni illusione. Mi consolerò con la mia melodia preferita. Oggi il mare canta forte

— Io ci ho fatto un tuffo stamattina. Prima di andare a lavorare. Buona musica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *